|Marco | Milano | 1-11-98 |
“Quando ero piccolo: Mettevo le mie braccia nella maglietta e dicevo alle persone che le avevo perse. Riavviavo il videogioco ogni volta che sapevo che stavo per perdere. Dormivo con tutti gli animali di peluche come un bambino, così nessuno di loro si offendeva. Avevo quella penna a 4 colori, e cercavo di spingere i bottoni in una volta. La decisione più difficile era scegliere con quale gioco del nintendo giocare. Aspettavo dietro una porta per spaventare qualcuno, poi me ne andavo perché ci avevano messo po tempo per uscire o dovevo fare pipì. Fingevo di dormire, così potevo essere trasportato a letto. Pensavo che la luna seguisse la mia macchina. Guardavo due gocce d’acqua scivolare sulla finestra e facevo finta che fosse una gara. Andavo sul computer solo per usare paint. L’unica cosa di cui mi dovevo preoccupare era il tamagotchi. Gli unici ‘falsi’ amici che avevo erano quelli invisibili. Mi sbucciavo le ginocchia che guarivano meglio di un cuore distrutto. Ricordo quando eravamo bambini e non potevamo aspettare di crescere.”
“La gabbia rinchiude il giardino di fiori di tela.”
Questa frase ci rappresenta se ci pensate. Noi siamo i fiori di tela,irreali,falsi. Con colori lucenti ma senza un profumo particolare. Persone false per paura di essere giudicate.persone finte rinchiuse da un sistema che da tempo inghiotte tutti,uomini e donne di tutte le età. Persone che preferiscono un social come facebook piuttosto che parlare faccia a faccia. Persone che non alzeranno mai la testa da quegli schermi e non vedranno mai quel tramonto spettacolare,che non vedranno mai gli occhi di quella ragazza che ad accorgersene prima non sarebbe mai finita in un ospedale psichiatrico per tentato suicidio. Siamo enti che preferiscono sedersi nel posto isolato in fondo al bus piuttosto che sedersi affianco a qualcuno,preferiamo un telefono a un amico,preferiamo un falsa felicità piuttosto che una triste realtà. Tutto ciò mi rattrista perché pian piano ci stanno togliendo tutti i diritti ma quello di parola ce lo stiamo togliendo da soli. Questa distruzione che noi chiamiamo progresso e questa mentalità che noi crediamo sana ci rinchiudono in una gabbia,in un circolo vizioso impenetrabile,ci ammanetta e ci costringe a diventare sintetici e inodori,senza sentimenti e emozioni proprio come i fiori di tela.»